Contro la corruzione: io ho firmato, fallo anche tu

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“Corrotti: per il bene comune restituiscano ciò che hanno rubato” è il titolo della campagna promossa dalle associazioni “Avviso Pubblico” e “Libera” per sollecitare interventi di contrasto alla corruzione. L’appello si rivolge al Presidente della Repubblica per chiedere di intervenire, nei modi che riterrà più opportuni, affinché governo e parlamento adeguino il nostro codice alle leggi internazionali anticorruzione, a partire da quelle stabilite dalla Convenzione di Strasburgo del 1999 e perché venga finalmente data piena attuazione alla norma, già introdotta nella Finanziaria 2007, che prevede la confisca e il riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti dai corrotti al bene comune. “La raccolta di firme – ha detto Don Luigi Ciotti, presidente di Libera – è dedicata alle vittime del terremoto in Abruzzo, in particolare ai ragazzi della Casa dello Studente, in quel cemento crollato la corruzione ha toccato il suo massimo”.

Ogni anno nel nostro Paese, secondo le stime della Corte dei Conti, la corruzione costa ai cittadini tra i 50 e i 60 miliardi di euro. È una tassa occulta, che trasforma risorse pubbliche, destinate a servizi e opere, in profitti illeciti. È come se ogni italiano fosse costretto a versare 1.000 euro l’anno nelle casse del malaffare e dell’illegalità. Una zavorra ancora più insopportabile in una fase di crisi economica e di tagli alla spesa dello Stato. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency international, il nostro Paese è al 67° posto per trasparenza nelle decisioni pubbliche, il livello più basso dal 1995 e il sondaggio effettuato da Eurobarometro nel 2009 ha rivelato che il 17% degli italiani si è sentito chiedere una tangente, quasi il doppio della media europea (9%). L’intero valore dei beni sequestrati e confiscati alla mafia negli ultimi due anni (18 miliardi) non basta a coprire neppure un quinto di ciò è stato contemporaneamente sottratto ai cittadini come costo della corruzione. La corruzione dilaga e la giustizia arretra. Il numero delle condanne definitive è  crollato: erano state, tra corruzione e concussione, 512 nel 2001; sono diventate 255 nel 2008, poco meno della metà. È la conseguenza di un fenomeno ancora più grave: il ritorno dell’omertà che lega corruttore e corrotto. In questi anni sono state spuntate le armi con cui la magistratura può indagare. Davanti a queste cifre bisogna reagire e bisogna farlo rapidamente. In primis si chiede di ratificare le convenzioni internazionali che l’Italia non ha ancora ratificato a cominciare dalla Convenzione di Strasburgo, del 1999, che prevede l’introduzione nel nostro codice penale di delitti importanti, come il traffico di influenze illecite (cioè la corruzione realizzata con favori e regali invece che con la classica mazzetta), la corruzione tra privati, l’auto riciclaggio. Sarebbe estremamente utile, modificare i termini di prescrizione, oggi troppo brevi, prevedere la possibilità di operazioni sotto copertura e introdurre la figura del collaboratore di giustizia per i reati di corruzione, come avviene per quelli di mafia. Allo stesso modo è fondamentale aggredire le ricchezze accumulate dai corrotti, confiscandone i beni e dando concreta attuazione alle norme già inserite nella legge Finanziaria del 2007, che ne prevedono l’uso sociale, come già avviene per quelli sottratti ai clan.

“La corruzione – ha proseguito Don Ciotti – è una ferita dentro di noi, non è un problema marginale inquina i processi della politica, minaccia il prestigio e la credibilità delle Istituzioni, inquina e distorce gravemente l’economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Davanti ai costi della corruzione, diretti ed indiretti, non si deve tacere. Non può essere normale la corruzione perchè non è normale una società che ruba a se stessa. La firma è un atto di corresponsabilità, significa sentirsi sempre moralmente implicati”

Aderisci anche tu all’iniziativa. Firma on line

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